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SLON
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mwcqSLON mwcgacronimo di mwcwSoloveckij lager' osobogo naznačenija mwdain russo Соловецкий лагерь особого назначенияmwdq? (campo per scopi speciali) era un mwdgmwdwgulag che si trovava sulle mweaisole Soloveckie. L'mweqacronimo contiene un gioco di parole: mwegslon (слон), in mwewlingua russa, significa 'elefante'cite-ref-1[1].
Contents
• Storia
• Note
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Storia
In seguito all'avvento al potere dei mwgwbolscevichi in mwhaRussia nel 1917, la proprietà dell'arcipelago fu requisita dallo Stato. Con un decreto firmato da mwhqLenin, gli edifici del monastero furono espropriati e riconvertiti appunto in campi di prigionia cite-ref-2[2]. Il campo di mwiglavori forzati fu aperto dai bolscevichi nel 1921 in una delle isole, per detenere i prigionieri della mwiwguerra civile.
Le isole furono scelte come luogo di detenzione di mwjqprigionieri politici in seguito ad un avvenimento accaduto nel mwjg1923. In quell'anno, in una prigione a mwjwVjatka (mwkaoblast' di Kirov), alcuni reclusi avevano inscenato una protesta clamorosa dandosi fuoco. Il fatto provocò una profonda emozione nella società russa. Il governo decise allora di trasportare i prigionieri in luoghi di detenzione più lontani dalle città. Si pensò alle isole Solovki: l'arcipelago è situato a 1.200 km da mwkqMosca e 700 km da mwkgLeningrado, abbastanza lontano affinché l'eco di eventuali rivolte non potesse giungere fino alle orecchie del popolo russo. Il primo contingente di detenuti politici, cinquecento, arrivò nell'arcipelago nel giugno del 1923.
Uno dopo l'altro, furono aperti campi di detenzione su tutte le isole. Negli anni seguenti, oltre agli oppositori politici, furono inviati alle Solovki criminali comuni, religiosi, membri dell'alta società zarista.
Dati e cifre
«Lavori quanto mangi.»
(Regola fondamentale dei campi di lavoro forzato in URSS)
Ecco l'impressione che ricevette un prigioniero, quando entrò per la prima volta nel dormitorio:
«La nostra camerata conteneva 70 uomini. Sdraiati sui pancacci, nessuno parlava. Ispira un senso di orrore il silenzio mortale di 70 persone, instupidite dall'accoglienza ricevuta a
Kem' (città)
e dal trasbordo sulla nave gremita fino a scoppiare, annichiliti dalla sensazione di aver toccato il fondo dell'inferno mettendo piede alle Solovki. Probabilmente ciascuno rimuginava la fine che lo attendeva… Nella testa ottusa neppure un pensiero. Mi muovo come un automa, ho perso la cognizione del tempo e dello spazio.»
(Michail Nichonov, 1928)
Nell'arco di sedici anni, dal 1923 al 1939, transitarono dalle Isole Solovki 850.000 prigionieri.
Nel 1929 si contavano nelle sei isole 39 campi di lavoro. La detenzione arrivò a riguardare fino a 70.000 persone in contemporanea. Negli anni trenta i detenuti più rappresentati erano, sorprendentemente, contadini (il 67% dei reclusi).
Le condizioni di vita nel campo erano pessime. L'indice di mortalità era altissimo. Le principali cause di decesso furono: dissenteria, scorbuto, tubercolosi, tifo petecchiale. Nel solo inverno 1929-30 si svilupparono 25.500 casi di tifo, colpendo quasi la metà dei coscritti.
Nel campo si effettuarono due fucilazioni di massa: nel 1929 e nell'ottobre del 1937: in questa seconda circostanza vennero trasferiti in Carelia 1.111 detenuti, dei quali 6241 furono assassinati nella radura di Sandarmochcite-ref-3[3].
Negli anni sessanta il campo di lavoro è stato progressivamente spopolato.
mwnwAleksandr Solženicyn ne fece il prototipo dell'universo concentrazionario sovietico nella celeberrima opera mwoamwoqArcipelago Gulag (1973): «La specificità del Gulag è frutto dei principii sperimentati alle Isole Solovki: l'utilizzo dei forzati per risparmiare, il prolungamento arbitrario della detenzione con nuove condanne all'esilio, la subordinazione dei detenuti politici ai criminali, l'interdipendenza tra razione alimentare e lavoro e, infine, l'umiliazione costante dei prigionieri attraverso un regime che calpesta i diritti umani più elementari»cite-ref-4[4].
Secondo una ricerca storica pubblicata nel 2009cite-ref-5[5] mwqwAdolf Hitler, ben prima della sua ascesa al potere (datata gennaio 1933) avrebbe mandato suoi emissari nelle isole Solovki per "studiare" il sistema mwraconcentrazionario sovietico. I risultati avrebbero soddisfatto gli inviati di Hitler, tanto che la mwrqGermania nazista avrebbe creato la propria rete di mwrgmwrwlager sul modello dei campi di lavoro sovietici. Tale tesi riprende di fatto quanto sostenuto dallo storico mwsaErnst Nolte, nel suo saggio mwsqmwsgLa guerra civile europea, 1917-1945. Nazionalsocialismo e bolscevismo, del mwsw1987. In questo studio, l'autore elabora la cosiddetta teoria del mwtanesso causale, secondo cui il mwtqgulag sarebbe sostanzialmente il "mwtgprius logico e fattuale" di mwtwAuschwitz e di tutto l'universo concentrazionario nazista. Le tesi di Nolte sono state accolte in modo estremamente controverso dagli storici in quanto i campi di detenzione forzata dei prigionieri erano una procedura consolidata almeno fin dai tempi della mwuaprima guerra mondiale.cite-ref-6[6].
Prigionieri illustri
• Aleksej Feodos'evič Vangengejm, meteorologo del Servizio idrometeorologico dell'URSS
• mwwqVarlam Šalamov, scrittore, poeta e giornalista.
• beato mwwwLeonid Fëdorov, vescovo della mwxaChiesa cattolica russa
• mwxgDmitrij Lichačëv, grande studioso di letteratura russa
• mwyaPavel Florenskij, filosofo, matematico e religioso.
Note
cite-note-22. ↑ mwbq(mwbgmwbwRU) mwcamwcqСоловецкий Лагерь Особого Назначения (СЛОН), su mwcgsolovki.ca.
cite-note-33. ↑ Niccolò Pianciola, mwdgIl retroterra dell'involuzione culturale e politica, mwdwL'Indice dei libri del mese, n. 10/2023, p. 7.
cite-note-44. ↑ Aleksandr Solzhenicyn, mwewmwfaArcipelago Gulag, 1973.
cite-note-66. ↑ Charles S. Maier, mwhqThe Unmasterable Past: History, Holocaust, and German National Identity, Harvard University Press, 1988, p. 82.
Voci correlate
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